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Dichiarazione di accessibilità: cosa deve contenere e chi deve pubblicarla

La dichiarazione di accessibilità dice a chi visita un sito quanto è accessibile, cosa non funziona ancora e a chi rivolgersi. Per gli enti pubblici la sua struttura è fissata da una decisione europea. Ai negozi online privati il D.Lgs. 82/2022 chiede un'altra cosa, e le due vengono spesso confuse.

Aggiornato Lettura: 4 min Scritto dal team GE-KO

Chi deve pubblicarla

Enti pubblici: la direttiva (UE) 2016/2102 sull'accessibilità dei siti web e delle app degli enti pubblici (art. 7) richiede per ogni sito e app una dichiarazione dettagliata, completa e chiara, aggiornata regolarmente e basata sul modello europeo.

In Italia la Legge 9 gennaio 2004, n. 4, nota come Legge Stanca, indica all'art. 3, comma 1, a chi si applica: pubbliche amministrazioni, enti pubblici economici, aziende private concessionarie di servizi pubblici, soggetti che ricevono contributi pubblici e gli altri soggetti elencati. Il comma 1-bis la estende alle persone giuridiche private che offrono servizi al pubblico tramite siti web o app e che negli ultimi tre anni hanno avuto un fatturato medio superiore a 500 milioni di euro. Per questi privati le violazioni sono accertate da AgID, che dopo una diffida che fissa un termine può applicare una sanzione fino al 5% del fatturato (art. 9, comma 1-bis). Secondo le FAQ di AgID, le pubbliche amministrazioni continuano a presentare la dichiarazione di accessibilità ai sensi della Legge Stanca, mentre i soggetti privati dell'art. 3, comma 1-bis, che sono operatori economici di servizi coperti dal D.Lgs. 82/2022 non sono più tenuti a presentarla: per loro valgono gli obblighi di informazione del decreto.

Negozi online e altri servizi privati soggetti al D.Lgs. 82/2022: non esiste un modello di dichiarazione. Il fornitore prepara le informazioni previste dall'allegato IV su come il servizio soddisfa i requisiti di accessibilità e le rende disponibili in forma scritta e orale, anche in un formato accessibile (art. 12, comma 2). La direttiva indica come sede le condizioni generali o un documento equivalente (allegato V). Una pagina con una dichiarazione separata è una buona pratica in più, non un sostituto.

Le sei parti obbligatorie del modello UE

La decisione di esecuzione (UE) 2018/1523 della Commissione elenca cosa deve contenere la dichiarazione di un ente pubblico:

  • Ambito: a quale sito o app si riferisce la dichiarazione.
  • Stato di conformità: pienamente, parzialmente o non conforme alla norma.
  • Contenuti non accessibili: cosa non funziona, perché (inosservanza, onere sproporzionato, contenuto che non rientra nell'ambito) e quale alternativa accessibile esiste.
  • Redazione: la data in cui la dichiarazione è stata redatta e il metodo usato (autovalutazione o valutazione di terzi); facoltativamente la data dell'ultimo riesame.
  • Feedback: descrizione del meccanismo di feedback con il relativo link e i recapiti della persona o dell'ufficio responsabile.
  • Procedura di attuazione: descrizione della procedura con un link e i recapiti dell'organismo competente.

La dichiarazione deve basarsi su una valutazione effettiva del sito. Un generatore di testi, da solo, non la sostituisce.

Ogni quanto aggiornarla e dove metterne il link

La direttiva chiede aggiornamenti regolari; la decisione incoraggia gli Stati membri a far riesaminare le dichiarazioni almeno una volta all'anno. Alcuni Paesi rendono vincolante il riesame annuale, per esempio la Slovenia (ZDSMA, art. 7). Per le scadenze che valgono in Italia fai riferimento alle indicazioni di AgID.

Secondo il modello, il link dovrebbe essere ben visibile nella home page o disponibile in ogni pagina. In Germania la BITV 2.0 obbliga gli enti pubblici a rendere la dichiarazione raggiungibile dalla pagina iniziale e da ogni pagina.

Cosa controlla Sitequiry

Il test gratuito cerca nella pagina un link a una dichiarazione di accessibilità e ne riconosce il testo in sei lingue. Il Site Report apre anche la dichiarazione e ne controlla il testo su quattro punti: se indica uno stato di conformità, se riporta una data degli ultimi 13 mesi, se offre un modo per inviare un feedback e se cita la procedura di attuazione. Per i negozi online controlla anche se le condizioni generali parlano di accessibilità. Sono indizi testuali: a leggere davvero la dichiarazione deve essere una persona.

Domande frequenti

Il mio negozio online privato deve avere una dichiarazione di accessibilità?

Il D.Lgs. 82/2022 chiede di fornire le informazioni sull'accessibilità del servizio in forma scritta e orale (art. 12, comma 2), non una dichiarazione nel formato del settore pubblico. Le microimprese che forniscono servizi (meno di 10 persone e fatturato o totale di bilancio annuo non superiore a 2 milioni di euro) sono esentate (art. 3, comma 3). Se invece il fatturato medio degli ultimi tre anni supera i 500 milioni di euro, entra in gioco anche la Legge Stanca. Una pagina con una dichiarazione volontaria è comunque utile a chi visita il sito.

Posso copiare la dichiarazione di un altro sito?

No. La dichiarazione deve descrivere il tuo sito e basarsi su una sua valutazione; un testo copiato descrive i problemi di qualcun altro.

La dichiarazione deve dire «pienamente conforme»?

Solo se lo dimostra una valutazione. Finché restano problemi, «parzialmente conforme», con un elenco chiaro di ciò che non funziona ancora, è l'indicazione onesta.

Fonti

  1. Decisione di esecuzione (UE) 2018/1523 della Commissione: modello di dichiarazione di accessibilità (EUR-Lex)
  2. Direttiva (UE) 2016/2102 sull'accessibilità dei siti web e delle applicazioni mobili degli enti pubblici (EUR-Lex)
  3. Legge 9 gennaio 2004, n. 4 (Legge Stanca), artt. 3 e 9 (Normattiva)
  4. D.Lgs. 27 maggio 2022, n. 82, art. 12 (Normattiva)
  5. BITV 2.0, § 7 (Germania, enti pubblici)
  6. AgID: domande frequenti sull'accessibilità

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